Sui passi della dea Venere

La sensazione è di camminare quasi sospesi lungo un percorso sacro, antico di millenni. Il sentiero che dalla Torretta Pepoli conduce al Balio, passando sotto la grande rocca del Castello di Venere, è uno di quei luoghi dove il tempo sembra dissolversi tra il vento, la pietra e il profumo del mare che risale dalle pendici di Monte Erice.

Millenni addietro questa rocca, che sembra quasi staccata dal resto della montagna come se fosse un porta di accesso per chissà quale dimensione, era l’area sacra dedicata alla dea Venere. Prima ancora ad Astarte. E ancora più indietro nel tempo alla Grande Dea Madre o chissà quale altra divinità femminile elima o sicana.

Queste erano le vie da dove passavano le ierodule, le sacerdotesse della dea Venere che tenevano sempre acceso il fuoco che dalla cima del Monte indicava la rotta ai marinai. Ma da qui transitarono anche i pellegrini che arrivavano dal mare risalendo i sentieri della montagna che guardano verso il Mediterraneo e l’infinito.

Ed ancora oggi, passo dopo passo, si coglie tutta la spiritualità ed il senso del divino che questa montagna incantata continua a regalare ai suoi visitatori. È impossibile percorrere questo tratto senza lasciarsi attraversare da una sensazione particolare. Il sentiero sembra quasi sospeso tra pietra e cielo. Ogni curva apre scenari immensi. Ogni stratificazione della roccia sembra raccontare qualcosa di profondamente antico.

La prospettive sul Castello è davvero unica, permettendo di guardare le millenarie mura dal basso verso l’alto, ora sotto il ponte di Dedalo, poco più avanti scrutando tra la vegetazione le bifore e le merlature che catapultano in pieno Medioevo. Ma più dei tanti panorami e angoli da scoprire ciò che più colpisce é l’atmosfera che fa diventare il sentiero qualcosa di più che un semplice percorso escursionistico.

Camminando sotto le ripide pareti della rupe del Castello di Venere si ha davvero la sensazione di muoversi sui passi della dea. Con da una parte il blu profondo del Golfo di Bonagia e Monte Cofano.

Dall’altra la cuspide estrema della Sicilia occidentale con Trapani che si allunga sul mare con la sua caratteristica forma a falce. E sullo sfondo le isole Egadi che chiudono il cerchio della grande bellezza. Un luogo, insomma, dove storia, mito e natura continuano ancora oggi a parlarsi sottovoce con tonalità dal sapore ancestrale.